La Corte di Cassazione nel riaffermare la necessità, anche ai fini della realizzazione della condizione di procedibilità, che in mediazione partecipino le parti personalmente con l’assistenza dei difensori, si sofferma sulle condizioni alle quali le stesse possono farsi validamente rappresentare. In particolare la Cassazione, rafforzando quanto già disposto con sentenza 8473 del 27 marzo 2019, afferma che in mancanza di espressa, diversa previsione normativa e trattandosi di attività di natura non strettamente personale, la parte può farsi rappresentare anche, ma non solo, dal proprio difensore a patto che lo faccia mediante una procura avente come specifico oggetto la partecipazione alla mediazione e con la quale gli conferisca i poteri per disporre dei diritti sostanziali e per risolvere la controversia in via conciliativa. La procura speciale conferita allo scopo al difensore non può essere dallo stesso autenticata perché il conferimento del potere di partecipare in sua sostituzione alla mediazione non fa parte dei possibili contenuti della procura alle liti autenticabili direttamente dal difensore. La parte che vorrà farsi sostituire dal difensore potrà farlo rilasciando una procura sostanziale che non rientra nei poteri di autentica dell’avvocato neppure se il potere è conferito a lui. La partecipazione del solo difensore munito di semplice procura alle liti fa si che lo stesso non possa considerarsi validamente delegato a partecipare in sostituzione della parte ed equivale a mancata partecipazione della stessa con conseguente mancato assolvimento della condizione di improcedibilità e inevitabile declaratoria di improcedibilità della domanda. Come nel caso di specie.

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