Palese è la differenza tra la negoziazione assistita e la mediazione civile per quanto attiene il regime dei costi a carico delle parti in quanto, per la mediazione civile il Dm 180/2010 prevede forti riduzioni nei casi di mediazione come condizione di procedibilità della domanda e una spesa fissa di importo esiguo. Tali scelte si giustificano con l’esigenza di contenimento dei costi e risultano pienamente compatibili con i principi comunitari. Lo stesso non può dirsi per la negoziazione assistita in quanto l’esborso a cui le parti sono tenute verso i rispettivi legali è consistente se si considerano gli importi dei valori medi di liquidazione fissati dal DM 37/2018. Peraltro il suddetto regolamento non prevede nemmeno un compenso ridotto per l’avvocato che assista la parte in quella fase iniziale della procedura, di durata e impegno assai contenuti, cosicché per la relativa quantificazione occorre far riferimento sempre ai sopra citati valori medi di liquidazione, da ridursi adeguatamente ma sempre con risultati di una certa consistenza. Questo è in contrasto con la sentenza n.457/2017 della Corte di Giustizia che ha evidenziato la necessità che qualsiasi forma di Adr obbligatoria determini costi non ingenti per le parti; la sentenza in questione, non avendo fatto distinzione tra le specifiche caratteristiche di ogni singolo istituto come disciplinato dalle leggi nazionali, lascia sottintendere che il presupposto della economicità sia comune ad esse e imprescindibile.

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